Parliamo di Cosmesi

Negli ultimi anni, il dibattito sulla scelta tra cosmetici naturali o cosmetici convenzionali si è fatto particolarmente intenso e motivato, dividendo e polarizzando un’opinione pubblica che tuttora, a mio avviso, non ha accesso a una completezza d’informazioni che le permetta di scegliere in piena consapevolezza.
Quello cosmetico è fin dagli anni ’50 un mercato in continua crescita e le grandi aziende del settore sono sempre state capaci di intercettare i cambiamenti e accontentare le richieste del consumatore, formulando prodotti con ingredienti innovativi. Il marketing d’altra parte ci ha abituato ad affidare al prodotto cosmetico sogni e desideri: non solo una pelle più giovane o un fisico più asciutto, ma la promessa di apparire in tutto e per tutto simili alle testimonial delle pubblicità patinate delle riviste specializzate o degli spot televisivi.
Tuttavia, da molti anni i cosmetici convenzionali sono oggetto di critiche sempre più frequenti per la qualità delle loro formule e per l’impatto ecologico della produzione.
La necessità di una cosmesi naturale nasce, al contrario, dalla consapevolezza che il cosmetico non è un rimedio magico che riempirà le nostre rughe, ma un prodotto che apporti dei benefici alla salute della pelle o dei capelli e che non soddisfi dei bisogni meramente psicologici.
Secondo la Direttiva Europea [cfr: Regolamento CE n. 1223/2009] che ne regolamenta l’immissione in commercio e l’importazione, il cosmetico non deve rappresentare un rischio per il consumatore, ed è necessario il superamento di test microbiologici e di stabilità chimico fisica per quantificarne la data di scadenza e test di innocuità tossicologica. Nulla viene però richiesto sulla tossicità a lungo termine.
Oggi la maggior parte dei cosmetici rappresentano più un prodotto emozionale che funzionale, e l’elenco delle materie prime usate – INCI – per la loro formulazione ne è la dimostrazione.
La natura delle materie prime usate per la produzione del cosmetico convenzionale è infatti uno dei punti caldi delle critiche mosse. Sempre più spesso i principi attivi sono posizionati in fondo all’elenco degli ingredienti, significando quindi una loro presenza proporzionalmente molto minoritaria all’interno della formulazione.
E quindi, di cosa è fatto un cosmetico convenzionale?
In primo luogo di acqua. Poi di una porzione oleosa, raramente di origine vegetale ma più spesso di origine minerale come paraffina e cere minerali. Infine, eccipienti tecnici che stabilizzino la formula e, in minore quantità, conservanti e preservanti che ne garantiscano la qualità microbiologica durante l’uso.
Perché dunque usare la paraffina ed altri derivati invece di un ventaglio di oli vegetali che apportano lipidi sani e benefici a pelle e capelli? L’unica ragione, in mancanza di motivazioni legate ai risultati che si possono ottenere, è evidentemente soltanto il costo.
Tuttavia, se l’esigenza è quella di contenere i costi di produzione, per quale ragione una crema convenzionale, ad esempio, che abbia una formulazione tale per cui i principi attivi rappresentano non più dell’1-2% del totale, arriva a costare al consumatore finale importi notevoli come nel caso di alcuni tra i brand più acclamati?
Senza contare che i cosmetici convenzionali continuano a contenere, per via dei coloranti non naturali e degli allergeni presenti nei profumi delle sostanze che possono dar luogo a effetti collaterali a livello dermatologico quali irritazioni, fenomeni di sensibilizzazione o di fotosensibilizzazione.
Non per tutte le materie prime cosmetiche purtroppo lo studio tossicologico a lungo termine è stato completato. Per alcune, quelle di maggiore interesse, le nozioni che abbiamo provengono ancora da studi epidemiologici in cui si mette in correlazione l’aumento del fattore di rischio con l’uso della sostanza, ma i dati in possesso non permettono ancora di addivenire a una certezza scientifica.
Negli anni Novanta il team della dott.ssa inglese Philippa Darbre trovò che, su 20 campioni di tumori cancerosi, 18 presentavano tracce di parabeni non metabolizzati. E’ stato dunque ipotizzato un legame tra i due eventi e parecchi studiosi ipotizzano che i parabeni abbianoun comportamento simile a quello degli estrogeni. A tutt’oggi tuttavia nulla di dimostrato e parte dei tossicologi continua a sostenere la loro sicurezza.
In Francia però il 3 maggio del 2011 l’Assemblea nazionale ha votato un disegno di legge in cui si vieta l’uso di parabeni, alchifenoli e ftalati, sintomo che qualcosa si sta muovendo, come accadde già per i pigmenti sintetici usati in passato nell’industria del colore adesso vietati perché messi, scientificamente, in relazione all’insorgenza di cancro alla prostata ed al fegato.
Ambito patologico a parte, analizzando semplicemente una formula cosmetica dal punto di vista funzionale, possiamo evidenziare subito la realtà dei fatti: prodotti costituiti in massima parte da sostanze di sintesi vuote.
Gli oli minerali e i siliconi forniscono una vasta gamma di ingredienti malleabili al formulatore permettendo di ottenere creme non untuose, setose, a costi molto bassi. Questo tuttavia che costi ha per la nostra pelle?
Siliconi e oli minerali non hanno alcuna proprietà benefica per la pelle, anzi, formano un film occlusivo che, illudendoci di mantenerla idratata e liscia più a lungo, non permette la naturale traspirazione e perdita d’acqua.
Nasce dunque spontaneo porsi un interrogativo: “Davvero vogliamo sacrificare la nostra salute, e la nostra bellezza, per la sensazione di una crema setosa sul nostro viso?”.
Al contrario di un cosmetico convenzionale, un cosmetico naturale, o biologico, presenta una fase grassa composta da oli e burri vegetali che grazie alla presenza di acidi grassi hanno un’affinità con la pelle e, quindi, delle proprietà benefiche.
E se il cosmetico, per definizione, deve limitarsi al mantenimento, pulizia e la cura della pelle e non intervenire in profondità, è innegabile come alcuni estratti vegetali abbiano un’azione anche sul microcircolo o sulla mobilitazione dei grassi.
Oggigiorno il formulatore ha a disposizione eccipienti di derivazione naturale, come gli emulsionanti derivati dalle proteine di grano o avena combinate con acidi grassi, che concorrono agli effetti benefici del prodotto.
Anche sul fronte dei conservanti l’industria cosmetica naturale ha fatto passi da gigante dedicandosi alla ricerca di sostanze capaci di inibire la crescita microbica.
In definitiva, l’esigenza di una linea cosmetica naturale, che usi a maggior ragione prodotti da agricoltura biologica, nasce proprio dalla volontà di un prodotto che faccia bene alla nostra pelle e del quale non si debbano temere reazioni a lunga scadenza o da accumulo come le sensibilizzazioni. Un cosmetico che riesca a mantenere le sue promesse di salute per pelle e capelli e che non inquini falde acquifere e l’ambiente quando viene smaltito.
Questa è, in buona sostanza, la mia idea di cosmetico, questi sono i concetti secondo cui mi approccio alla formulazione dei miei prodotti.
Un sogno naturale che possa davvero poterci far star bene.

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